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Padre
Tullio Favali
Il ricordo di un Martire mantovano testimone di Cristo fino al sacrificio della vita
Per aver cercato di dar voce e dignità sociale a chi non ne aveva; per essersi apertamente schierato dalla parte degli oppressi; per avere con il suo ministero testimoniato che la pace nella comunità sarebbe stata favorita dall’accoglienza dei principi e dei valori cristiani, Padre Tullio Favali veniva barbaramente trucidato nelle Filippine l’11 aprile del 1985.
IL PROFILO
Tullio Favali nasce a Sacchetta di Sustinente il 10 dicembre 1946 da mamma Elide, casalinga, e papà Vittorio, bracciante.
Perde il padre per un incidente sul lavoro nel 1955 e all’età di 11 anni entra in seminario a Mantova e vi rimane fino alla terza teologia.
Nel 1970 torna a casa per verificare la vocazione sacerdotale.
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Con il servizio militare e praticando vari mestieri, Tullio vive una normalissima vita comune ai suoi coetanei.
Si dedica nuovamente agli studi conseguendo il diploma di geometra, ma non smette di interrogarsi per conoscere il progetto di Dio su di lui.
Nel 1978, con una vocazione più matura, fa la grande scelta ed entra nel Seminario teologico del P.I.M.E. (pontificio Istituto Missioni Estere) ripetendo i corsi di teologia.
Nel 1981, in giugno, è consacrato sacerdote e viene destinato alla missione della Papua Nuova Guinea (Oceania) dopo aver studiato l’inglese negli Stati Uniti. Il distacco definitivo da ambienti e persone a lui famigliari, verso un’avventura dai difficili contorni, avviene l’11 novembre 1983 con l’arrivo nelle Filippine perché non si era resa possibile la missione oceanica. Fatta propria la lingua locale “ilongo”, nel giugno del 1984 va nella parrocchia di Tulunan ove diventa Parroco nel febbraio del 1985.
Poco dopo, l’11 aprile dello stesso anno, Padre Tullio Favali viene barbaramente ucciso nel “barrio” La Esperanza, nel comune di Tulunan, isola di Mindanao, da un gruppo di forze governative para-militari, con l’intento di dare una dura lezione a sacerdoti, suore e cattolici impegnati nella difesa dei diritti dell’uomo in un contesto ove erano costantemente calpestati.
SIMBOLO DI UN INTERO POPOLO
“La morte di Padre Tullio, contrariamente alle aspettative dei suoi uccisori , ci richiama ancor più a continuare nella nostra missione affidataci dal Signore per la nostra gente”. Queste parole del Vescovo di Kidapawan, mons. Quevedo, l’indomani del tragico fatto di sangue, spiegano perché Padre Tullio sia diventato simbolo di un popolo che anelava affrancarsi dal giogo della violenza e della repressione perpetrata dai gruppi armati para-militari sostenuti dal regime di Marcos.
“Popolo mio, diceva il Cardinale alla sua gente, quale spiegazione daremo ai nostri figli quando verranno a sapere che sono stati dei Filippini a sparare su padre Tullio?. L’assassinio di questo devoto prete italiano ci costringe a confrontarci con noi stessi per vivere autenticamente da Filippini e per sperare nella salvezza della nostra Patria.”
In quel giorno, dalla bocca dell’illustre Presule, uscì un’autentica profezia perché la tirannia di Marcos cominciò vacillare.
Differentemente da altri eccidi perpetrati su povera gente, gli autori dei quali sono rimasti sconosciuti e impuniti, il martirio di padre Tullio ha convinto numerosi testimoni oculari dell’assassinio a vincere la paura e a denunciare come si sono svolti i fatti.
Agli assassini, pertanto, è stato dato un volto e un nome e di fronte alla risonanza nazionale del misfatto il potere non ha potuto esimersi dall’istruire un processo e produrre una condanna.
Per Marcos e i suoi accoliti è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e pur tra tanti tormenti il popolo filippino ha potuto rovesciare la dittatura e beneficiare di un governo democratico guidato da una donna, la signora Cory Equino, figlia di Benigno, pure lui immolatosi per il risveglio delle coscienze di tutto il paese.
HANNO DETTO DI LUI
“Il mio commosso ricordo va in questo momento all’indimenticabile figura del giovane missionario del P.I.M.E. padre Tullio Favali, barbaramente trucidato nelle Filippine mentre svolgeva il suo ministero di riconciliazione e di pacificazione. Tali sanguinosi episodi ci richiamano alla memoria quanto Gesù disse agli apostoli nell’ultima cena. Ricordatevi della parola che ha detto: un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi!”( Giovanni Paolo II- 3 maggio 1985).
“Tullio era un autentico imitatore di Gesù Cristo; anche lui è stato ucciso perché dava fastidio ai potenti” (Rosita Laminero, parrocchiana di
Tulunan).
Padre Tullio è stato ucciso come prete e come uomo che portava la pace e difendeva i deboli e in nome di Dio voleva ragionare, discutere, pacificare”. (padre Pietro Geremia, che viveva con padre Tullio a
Tulunan).
Padre Tullio Favali si aggiunge alla lista di altri 16 confratelli del P.I.M.E. uccisi in missione; lista gloriosa che interroga la nostra disponibilità al servizio del Regno fino alla morte.(padre Fernando Galbiati Superiore Generale del P.I.M.E.).
“L’hanno ucciso perché seguiva gli insegnamenti di Gesù Cristo e si comportava come lui” (Don Juan Colnago; sacerdote di
Tulunan).
“Il suo martirio è un caso simile a quello di padre Massimiliano Kolbe, il quale di fronte agli aguzzini che violentavano i più deboli ha detto: “Ammazzate me invece di loro”. Così padre Tullio è andato incontro alla morte con un sublime atto di carità per difendere la gente in pericolo”.( padre Ferdinando Milani, parroco di Lake Wood-Mindanao).
Diverse iniziative sono in programma per ricordare Padre Tullio.
Sabato 10 aprile a Sacchetta:
ore 15,30 incontro dei ragazzi delle medie e di prima e seconda superiore: “La vita come vocazione”
Sarà con noi don Valerio Antonioli, responsabile diocesano della pastorale dei ragazzi.
ore 21: Veglia missionaria presieduta da un padre del PIME
Domenica 11 Aprile a Sacchetta:
ore 11: Santa messa presieduta dal nostro Vescovo Monsignore Roberto Busti.
ore 12,30: Pranzo comunitario presso il Circolo di Cà Vecchia.
N.B. Chi intende partecipare al pranzo dia la propria adesione telefonando a:
Letizia: 0386 43547
Circolo: 0386 43257
Mario Ginelli
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