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Sull'emergenza
educativa si gioca il futuro
Lamentarsi non serve
L’emergenza educativa è un problema che non si può confinare solo nel rapporto tra il singolo educatore e il singolo educando, oppure nel privato delle relazioni familiari; è una questione talmente decisiva per il futuro della società che l’espressione “cittadinanza consapevole e matura” è adeguata a descriverne la portata.
Bisogna far capire che l’emergenza educativa non è né un problema privato né una questione meno importante del problema economico.
L’EDUCAZIONE è una questione in cui sono interpellate non solo alcune categorie di persone ma TUTTI, ciascuno secondo la sua specifica responsabilità: o DIVENTA UN PROBLEMA prioritario per la società tanto che se questa non l’affronta ne va del suo futuro, oppure non resta che il gioco dello scaricabarile, per cui la colpa di volta in volta è degli insegnanti o delle famiglie.
Le famiglie poi, che certamente hanno delle difficoltà, sono sempre sul banco degli imputati come se il problema cominciasse e finisse lì e tutti gli altri non dovessero far altro che tirarsi fuori.
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Chi vincerà il
grande uovo di Pasqua?
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In tutte le società c’è sempre stato il problema del passaggio generazionale, in quella attuale è più sentito.
Quarant’anni fa era certamente meno marcata la differenza tra genitori e figli negli stili di vita.
Non si riesce più a trasmettere l’educazione da una generazione all’altra perché gli adulti sono in preda ad una crisi di identità: non si è più sicuri di ciò che ha valore, di ciò per cui vale la pena di vivere.
E’ ora che ci rimettiamo a rispondere in prima persona alla domanda: per che cosa vale la pena di vivere?
Non si può pensare che rispondano i giovani se gli adulti sono i primi a non saper dare una risposta. Non si tratta di una domanda astratta, perché in base alla risposta si dovranno fare scelte concrete per il futuro.
IL SENTIMENTO oggi dominante è quello della rassegnazione: l’importante invece è almeno mantenere viva la domanda e cercare con impegno la risposta, che c’è e può essere trovata insieme e poi essere approfondita e rielaborata.
ESISTE però un altro interlocutore di cui i genitori ed educatori devono tener conto e cioè la presenza dei nuovi MEDIA che si infilano con prepotenza come interlocutori dei giovani. BISOGNA imparare a fare i conti con i nuovi media, mezzi virtuali potenti, importanti e ambigui ma anche molto reali perché ormai scandiscono la giornata dei nostri ragazzi.
Trasformare i nuovi MEDIA in opportunità controllandone i RISCHI deve diventare un impegno pubblico.
P.L.
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