Parrocchia di Sustinente

 

PUNTELLI - Pasqua 2010

 

In principio era l'acqua
Da bene di tutti a merce del prezzo elevato e quindi per pochi

Cambiamenti climatici, privatizzazioni, disastri ambientali stanno trasformando un bene primario come l’acqua in una merce contesa e redditizia.

L’oro blu (acqua) sta diventando risorsa sempre più scarsa e preziosa.

Per tutte le civiltà e religioni l’acqua sta all’inizio. E’ principio generatore, origine della vita.
E’ simbolo di purificazione e benedizione di Dio. L’acqua conserva un forte valore simbolico per i cristiani ma anche per altre culture e religioni. Rappresenta un BENE PRIMARIO fondamentale per la sopravvivenza di popolazioni sempre più numerose, di società sempre più complesse.

Attualmente 1,4 miliardi di persone vivono in una situazione critica per quanto riguarda l’accesso all’acqua potabile, mentre 2 miliardi sono al limite della sufficienza.
Papa Benedetto XVI nella recente enciclica Caritas in veritate si esprime così: “Il diritto all’alimentazione come all’acqua rivestono un ruolo importante per il perseguimento di altri diritti, a iniziare dal diritto primario alla vita.”

E’ necessario quindi che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani senza distinzioni né discriminazioni.

La DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA parla di IPOTECA SOCIALE che grava su ogni proprietà. Il che vuol dire che la proprietà privata è condizionata dal principio superiore della destinazione universale dei beni della terra e che quindi deve cedere davanti al diritto primario di ognuno di potersi nutrire e dissetare.

Nel caso dell’acqua purtroppo, interessi, speculazioni, sperequazioni stanno spesso dietro alla mancanza di accesso all’acqua o alla cattiva gestione di questo bene.

Nelle logiche di mercato l’acqua ha perso via via la connotazione di bene primario e fondamentale per essere considerata alla stregua di una merce preziosa e redditizia.
Ma l’acqua per la sua stessa natura non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale.

Per questo la politica deve recuperare il suo ruolo al di sopra dell’economia come servizio al bene comune guidato da regole di giustizia.

Nel libro “Le guerre dell’acqua” la scienziata indiana VANDANA SHIVA evidenzia come l’economia globalizzata sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a proprietà privata. Ma l’acqua – dice – deve, più di ogni altra risorsa, rimanere un bene pubblico. L’acqua può essere utilizzata ma non posseduta.

L’acqua rientra tra le tematiche più sensibili e preoccupanti di questo millennio. Anche nell’ultimo G8 dell’Aquila si è capito che non è possibile negoziare il futuro dell’umanità senza mettere in conto l’acqua.

Che dire allora di quanto sta avvenendo in Italia? In uno dei tanti decreti approvati in sostanza si obbligano i comuni a mettere all’asta la gestione delle loro reti idriche e a ridurre la quota del pubblico nella gestione dell’acqua al 30 per cento entro il 2012, spalancando di fatto la strada alla privatizzazione dell’acqua.

La sensibilizzazione intorno all’acqua bene comune da non trasformare in bene commerciabile, sta crescendo nelle comunità cristiane più vive d’Italia e d’Europa.

Come cittadini del mondo e fratelli di ogni uomo abbiamo bisogno di condividere un senso di solidarietà con i più poveri del mondo che sono le vittime primarie del nostro atteggiamento poco responsabile nei confronti del creato.


A.P.