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Fede-Cultura-Testimonianza
di Mario Ginelli
Per tutti gli operatori pastorali delle parrocchie di Sustinente e Sacchetta, si sono tenuti tre incontri di formazione spirituale e dottrinale tendenti a sensibilizzare ciascuno sulla seguente tematica: “Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”.
I tre momenti si sono svolti nel salone dell’Oratorio nei giorni 8e 22 febbraio ed il 1° marzo con buona e interessata partecipazione.
Nella prima serata Don Gianfranco Ferrari ha trattato il tema più corposo: “ Il senso del male nella cultura di oggi”.
La sua è stata un’efficace analisi dell’attuale società nella quale si è chiamati a coltivare la fede e a trasmetterla con la testimonianza.
Viviamo in una realtà desacralizzante perché non siamo sufficientemente preparati a gestire il pluralismo delle idee e delle fedi, i messaggi subliminali delle conquiste tecnologiche, le illusioni del consumismo e gli effetti della globalizzazione.
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incontro con Mons.
Volta
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Senza fissi e solidi riferimenti, dati da una scala di valori dalla quale desumere la priorità delle azioni e la valenza dei contenuti, si diventa parte inconsistente di una società definita “ Liquida” e pertanto preda di un dilagante relativismo.
Pertanto, acquisito che la spiegazione letteraria definisce “il senso del male” facoltà propria dell’essere umano di capire l’azione prodotta da stimoli interni ed esterni, diventa conseguente che per operare il bene personale e comunitario serve la ragione per discernere e la fede per mobilitare concetti e azioni.
Nella seconda serata Don Fulvio Bertellini ha illustrato: “Dal senso di colpa al senso di peccato”. Dal noto miserere, percorrendo il salmo di Davide “Implorazione di perdono”, il relatore ha rivisitato l’avventura del Re con Betsabea ed ha tratto spunto per suggerire quale deve essere l’atteggiamento del cristiano nel vagliare la colpa che si tramuta in peccato.
Il catechismo insegna che si offende Dio o il prossimo quando lo si fa con piena consapevolezza e deliberato consenso e che comunque, se lo si riconosce con reale pentimento, per intercessione della morte in croce di Gesù Cristo, è possibile il completo emendamento.
L’importante è comprendere che la riconciliazione debba avvenire tramite i ministri preposti.
Infine, nella terza e ultima serata, Mons. Giovanni Volta ha intrattenuto i presenti su: “Cristo morì per i nostri peccati”.
Il Monsignore ha enunciato e ribadito un concetto di scelte e adesioni ai principi cristiani che si rifà alla radicalità.
L’esperienza di Cristo Gesù, che per affrancare il genere umano dalle sue colpe muore sulla croce, deve essere visto come atto di amore infinito.
Un amore che Gesù invita a perpetuare nella storia umana quando sollecita ciascuno ad imitarlo nell’adottare il peso della croce quotidiana, per favorire la convivenza pacifica nella giustizia e nella carità.
Spontaneo diventa pertanto, in periodo quaresimale e pasquale, seguire l’invito della Santa Madre Chiesa a confessarsi e comunicarsi almeno una volta all’anno!
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