Parrocchia di Sustinente

 

PUNTELLI - Pasqua 2010

 

La corruzione, figlia
della morale fai-da-te

Si raccolgono i frutti guasti 
di una martellante predicazione libertaria

“Piccola ma diffusa”. Si corrompe e ci si lascia corrompere per poco, per scambi di favori abbastanza modesti, ma i contaminati sono molti e più numerosi che in passato. Così in prima battuta, Giuseppe De Rita caratterizza la “corruzione” che sta venendo a galla in queste ultime settimane.

Ma non è tutto, poiché è aumentata l’autonomia del giudizio personale: la corruzione è un peccato del quale i singoli si auto-assolvono… Ci sono pubblici amministratori che si mettono in tasca la “mazzetta” e percepiscono la cosa come normale…


Sono convinti che altri non possano giudicarli, non riconoscono l’autorità esterna… Questo soggettivismo etico è cresciuto negli ultimi venti o trenta anni di storia italiana. 
Naturalmente ci si chiede come e perché un tale soggettivismo sia tanto cresciuto con effetti sconcertanti. E su questo l’analisi del prof. De Rita è ancora più preoccupante del male che tutti vediamo. “La devianza, dice il sociologo, è intesa come libertà, come un momento di autonomia del proprio io. Non c’è più regola, ma solo il mio giudizio sulla regola.”

La politica ha qualche responsabilità in ordine alla nuova corruzione? La risposta è tutta da meditare: “LA POLITICA, da diversi anni ha adottato come concetto di fondo la libertà individuale sfrenata.
Quanto tempo è che in Italia si fa la Politica del “siate voi stessi”? Arricchitevi, siate voi stessi. Liberatevi dalle tradizioni, siate voi stessi. E così via.

Se il problema sta in questi termini, salta agli occhi che non sarà qualche disegno di legge anticorruzione a risolverlo.

Il male di cui soffriamo ha radici più profonde che si diramano nel tessuto vivo della mentalità e delle coscienze.
Se dai “dieci comandamenti” in giù, le regole sono parole senza peso e, in ogni caso, non sono le regole a giudicarmi ma io che giudico le regole, siamo davvero molto mal ridotti.

E per uscire dal vicolo cieco di un “assurdo basto a me stesso” ci serve anzitutto il realismo dell’umiltà.

Ci serve un più severo esame di coscienza per sapere non tanto da che cosa ma per che cosa dobbiamo liberarci.

O meglio lasciarci liberare da CHI ha detto : “la verità vi renderà liberi”. E insieme con un rovesciamento inaudito rispetto alle certezze dei saperi umani, troppo umani: “IO SONO LA VERITÀ”.


B.R.