Parrocchia di Sustinente

 

PUNTELLI - Pasqua 2008

 

Emergenza educativa
IL PROBLEMA DELL'EDUCAZIONE

Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, ragazzi e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra società. Non possiamo non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male.

EDUCARE non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno responsabilità educative. Si va incontro a tanti insuccessi nonostante gli sforzi che si fanno per formare persone solide.
Si deve dire allora che gli adulti non sanno più educare?

E' facile in una simile situazione la tentazione di rinunciare e il rischio di non comprendere quale sia il proprio ruolo di educatori. In realtà sono in discussione non solo le responsabilità dei genitori o educatori, che ci sono e non devono essere nascoste, ma anche una mentalità diffusa, una cultura che portano a dubitare del valore della persona, del significato della verità e del bene, della bontà della vita. Diventa difficile allora trasmettere da una generazione ad un'altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita.

Tuttavia non dobbiamo aver paura. Queste difficoltà non sono insormontabili.
Sono il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà.
I valori del passato non possono essere semplicemente ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una spesso sofferta scelta personale.

Ma in questa emergenza per fortuna aumenta la domanda di educazione che sia veramente tale: la chiedono i genitori, i preti, i maestri e anche i ragazzi che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita. La chiede la società nel suo complesso che vede messe in dubbio le basi stesse della convivenza.

Per una educazione autentica c'è bisogno di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall'amore: penso a quella prima e fondamentale esperienza dell'amore che i bambini fanno o dovrebbero fare con i loro genitori. Ma ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che solo così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore.

E' necessario poi trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove della vita.
Anche la sofferenza fa parte della verità della vita. Perciò tenendo al riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore rischiamo di far crescere persone fragili e poco generose: la capacità di amare corrisponde infatti alla capacità di soffrire e di soffrire insieme.

L'educazione poi non può fare a meno di quell'autorevolezza che rende credibile l' esercizio dell'autorità. Essa è frutto di competenza ed esperienza ma si acquista con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale espressione dell'amore vero. L'educatore è quindi un testimone della veritàe del bene: certo anch'egli è fragile e può mancare ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione.