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CAPITALISMO senza regole, il dio che ha fallito?
Un vecchio modello di società se ne va
Non è la fine del mondo ma forse è la fine di un certo tipo di mondo. La grave crisi finanziaria che si è abbattuta sull'economia mondiale è un evento epocale che ha sconvolto molte delle certezze a cui eravamo abituati.
Non vogliamo fare un'interpretazione tecnica di questa crisi, spiegarne i meccanismi e metterne in luce le cause più prossime: saranno gli economisti a scavare dentro il fenomeno, a tracciarne una diagnosi e a proporre le possibili terapie. A noi interessa provare a fare alcune considerazioni di carattere generale.
Al centro di questo terremoto ci sono gli Stati Uniti. E' infatti a Wall Street che il castello di carta della finanza moderna ha cominciato a crollare innescando un effetto domino che presenta sviluppi imprevedibili.
La nazione ritenuta la più potente del mondo sia sul piano economico che militare è oggi costretta a fare i conti con un tracollo destinato a colpire in profondità la società americana.
La storia dell'umanità è un cimitero di regni ritenuti indistruttibili. Forse questo tracollo finanziario vuole ricordarci che un giorno anche il sistema economico moderno dovrà morire, sostituito da altri meccanismi oggi imprevedibili.
E' difficile poi sostenere la tesi di una rivista economica secondo la quale l'universalizzazione della democrazia economica liberale occidentale come forma finale del governo umano, costituisce il punto terminale dell'evoluzione ideologica dell'umanità.
Ma c'è un altro aspetto che deve essere sottolineato: il sistema economico oggi alle corde è il prodotto di uno stile di vita fondato sul debito. Basato cioè sull'idea che la gente deve essere invogliata a spendere soldi che ancora non ha guadagnato. E ad arricchirsi senza lavorare, semplicemente acquistando i titoli "giusti". Il consumismo crea falsi bisogni e induce le persone a soddisfarli ricorrendo al credito. E genera illusioni che il mondo della Borsa produca ricchezza senza sudore. In questo modo il sistema entra in crisi come è accaduto. Una certa etica ben espressa dalla cultura contadina tipica della tradizione italiana si assesta su una posizione diametralmente opposta: quella del risparmio. Una volta ci si vergognava di avere un debito in sospeso. Da tempo questa tradizione è sotto attacco, accusata di intralciare lo sviluppo e l'avanzata del modello basato sul debito. L'italiano è stato accusato per anni di spendere poco in borsa e di non avere una cultura degli investimenti. OGGI nel bel mezzo di questo cataclisma le cose ci appaiono sotto una luce un po' diversa.
Del resto dietro ogni sistema economico c'è sempre una concezione dell'uomo, una idea di Dio o una sua totale negazione. Non dimentichiamo che all'origine dell'esperimento americano non c'è il cattolicesimo ma il protestantesimo in particolare quella concezione calvinista per la quale il successo economico è un segno della predestinazione alla salvezza eterna e il self made man, l'uomo d'affari che si è fatto da solo, è il campione da imitare. Per il cattolicesimo il modello antropologico non è l'uomo vincente ma quello disposto a combattere la buona battaglia contro le ingiustizie di ogni tipo creando ricchezza attraverso il lavoro intelligente e responsabile di tutti coloro che partecipano alla gestione dell'azienda. Un tipo umano che difficilmente si arricchisce comprando bond o obbligazioni.
E' anche vero che il cattolicesimo non è mai stato pauperista, non disprezza i beni materiali e non condanna l'intraprendenza privata e il desiderio di miglioramento insito nella natura umana.
Si può concludere affermando che è già nata una società nuova con la morte di una società vecchia.
Mario Palmaro
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