Parrocchia di Sustinente

 

PUNTELLI - Natale 2007

 

Sacchetta Giovedì 12 Luglio 2007 ore 9
Funerali di Don Luigi Soragna
(n. 19-9-27; m.10-7-2007)
letture della Messa: Rom. 8,14-23; Gv. 6,51-58.

Se ne è andato don Luigi come di nascosto, con la riservatezza che aveva sempre più caratterizzato la sua vita. E pensare che era partito pieno di vigore, orgoglioso della sua superba gilera, sempre pronto a dare una mano quando si cercava un organista. Della nostra classe era il più robusto, tanto che più volte diede il sangue al rettore del Seminario, mons. Bergamini. Un vanto che la nostra classe metteva avanti a quelli che ci criticavano per la nostra vivacità.

Dopo Goito, dove fu curato per alcuni anni, e di cui mantenne sempre una riconoscente nostalgia, lavorò sempre in comunità cristiane piccole, ma sempre con grande dedizione, senza lamenti. Qui tra voi è rimasto per ben trentacinque anni, molti dei quali li passò in una certa solitudine, che lo espose anche al rischio di ingenuità. Egli non voleva essere aiutato e d'altra parte sentiva il bisogno di benevoli amicizie. Per questo gradiva gli inviti ed era fedele ai nostri incontri di classe; ma questi erano insufficienti ad aiutarlo ad avere più largo respiro nella sua attività pastorale.

E tuttavia nel suo cammino segnato spesso dalla solitudine era rimasta al centro della sua esistenza, quale ragione della sua vita di prete, l'annuncio della speranza cristiana e la celebrazione dell'Eucaristia quale segno di vita nuova tra la sua gente.

Don Luigi Soragna
don Luigi Soragna

Ho scelto per questo due letture che in qualche modo esprimono il nocciolo del suo ministero sacerdotale.

Nella prima lettura S.Paolo ci ha ricordato che i cristiani non hanno ricevuto uno spirito di schiavi, ma di figli adottivi, per cui possono gridare "Abba, Padre"!". E che in forza di questa figliolanza essi devono ritenere che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

Quando sabato scorso, avvertito da don Alfio del suo aggravarsi, venni a trovare don Luigi all'ospedale di Pieve, pregando con lui, pensavo: umanamente in quei momenti appariamo come degli sconfitti, abbandonati in un letto, soccorsi da una flebo e dall'ossigeno, privi anche della forza di poter parlare, e tuttavia anche in quella condizione di estrema debolezza possiamo vivere la speranza che tante volte abbiamo proclamato alla nostra gente, perché questa fu la via anche del nostro Maestro Gesù Cristo.

Nella seconda lettura Gesù stesso ci mostra il legame profondo che c'è tra l' accoglienza del corpo e del sangue di Cristo nel tempo e la nostra futura risurrezione.
E' l'impegno quotidiano del prete celebrare questo mistero, in cui la morte di Cristo si unisce alla sua risurrezione, facendosi in tal modo vivo segno di speranza per ogni uomo anche nella sconfitta della morte. 

Ad occhi distratti e superficiali la celebrazione della santa Messa in una comunità parrocchiale può apparire un monotono gesto ripetitivo, lontano dagli interrogativi e dalle preoccupazioni della nostra vita quotidiana. I realtà, invece, si tratta dell'evento che riassume in sé le attese, le fatiche, le paure dell'uomo, e dà pienezza e garanzia alle sue speranze.

In questo momento che vuole essere non solo di saluto e di congedo, ma anche di verità nel guardare alla nostra vita, mi pare che con due occhi aperti dalla prima e dalla seconda lettura possiamo meglio intendere il senso dell'esistenza di don Luigi tra noi, squarciando il velo di apparente insignificanza che può apparire a qualcuno della vita di un prete che visse molti anni tra tanta umile gente e ringraziare Dio per un dono così grande, pur presentato nella debolezza della nostra umanità.


Mons. Volta