Parrocchia di Sustinente

 

PUNTELLI - Natale 2007

 

A PROPOSITO DI RIFIUTI
La vita costa. E i rifiuti? 
Rifiuti come indicatori di benessere sociale e gli stili di vita 

Il trattamento dei rifiuti urbani o domestici è un problema di vasta portata che va al cuore del nostro vivere comune. Per chi è alla ricerca di buoni indicatori di benessere è sufficiente guardare a come una comunità tratta i propri rifiuti. Non basta però considerare se le strade o le piazze sono pulite o meno; bisogna seguire l'intero viaggio delle merci e degli scarti per valutare quanto una società è in grado di generare benessere.

La capacità dei rifiuti di segnalare il grado di benessere di una comunità consiste nel fatto che la produzione di rifiuti è correlata con la ricchezza monetaria di un Paese; più alto è il prodotto interno lordo di un area, più questa produce rifiuti. Il secondo fatto è che si notano differenze molto marcate nelle capacità di gestire i rifiuti anche all'interno dello stesso paese o regione. Tali differenze dipendono dal grado di collaborazione fra enti diversi: imprese, enti pubblici e privati cittadini.

Il primo elemento però richiama anche una contraddizione: il maggiore benessere produce anche sprechi e danni all'ambiente e quindi malessere. L'ammontare dei rifiuti indica che si cresce da un lato ma si cala dall'altro. Se vengono prodotti tanti rifiuti indifferenziati significa che una società è poco civile, gode di un benessere fittizio, si muove in una direzione di sviluppo sbagliata. 

E' curioso notare come questo fatto sia trascurato da istituzioni, mass media e opinione pubblica pronti a declamare i traguardi e i fasti della modernità mentre dietro l'angolo milioni di tonnellate di rifiuti vengono ammassate e trattate in maniera poco intelligente. Trattare bene i rifiuti è un potente indicatore di civiltà; segnala se si è raggiunto un buon compromesso fra ricchezza economica e benessere sociale.

Il secondo elemento richiama un altro importante aspetto del benessere : lavorare bene sui rifiuti significa coordinare gli sforzi di enti e persone diverse. Da solo un assessore all'ambiente per quanto ben intenzionato non sortisce nulla; da solo senza un sistema di gestione integrato un cittadino attentissimo a selezionare i rifiuti non produce alcun effetto; da solo un buon gestore della raccolta non modifica il problema se non ottiene collaborazione a monte e a valle del processo dalle imprese industriali. Insomma responsabilità condivisa e ampia; solo così i comportamenti virtuosi provocano cambiamenti. Le marcate differenze territoriali in termini di rifiuti sono allora il segnale di comunità che hanno una diversa capacità di organizzare e produrre beni pubblici.

E' poi anche vero che su questa questione sono in gioco nodi profondi del nostro modo di vivere.

Bisogna intaccare consolidati stili di vita e l'orientamento della nostra economia.Va bene la critica al consumismo, pochi però prendono atto che per ridurre l'ammontare dei rifiuti si dovrebbero assumere comportamenti quotidiani di un tale rigore e sobrietà da modificare in profondità il nostro stile di vita. Ma per fare ciò serve una forte base motivazionale. Se non ci sono motivazioni forti ispirate a valori, la pratica virtuosa non scatta. I valori in questo caso sono noti: il rispetto del creato, la consegna alle generazioni future di un ambiente integro, una forte esigenza di giustizia, la considerazione per il lavoro altrui (in particolare agli addetti alle pulizie) e l'attenzione per il decoro della comunità.

Abbiamo bisogno tutti di maggiore consapevolezza, di motivazioni e di azioni.


Giorgio Osti (docente di sociologia dell'ambiente, Trieste)