Parrocchia di Sustinente

 

PUNTELLI - Pasqua 2006

 

"STATO E CHIESA"
Alcune Riflessioni

Premessa

  • La religione sembra ritornata con forza sulla scena politica, anche perché le grandi ideologie sono finite e la democrazia sta attraversando un momento di crisi, anche per un deficit di ispirazione etica. Ma è lecito chiederci se il ritorno delle religioni aiuterà la crescita della democrazia o ne approfondirà la crisi.
  • Teoricamente si dovrebbe delineare un suggestivo intreccio: la laicità dello Stato garantisce la libera espressione e convivenza delle religioni e le libere espressioni dell' esperienza religiosa garantiscono sia il necessario supporto etico alla democrazia che la stessa laicità.
  • Una condizione fondamentale è prevenire ogni forma di integralismo. Questi, per esempio, si sviluppa quando l' esperienza religiosa è vissuta come possesso esclusivo della verità , che finisce col dare spazio a pretese e privilegi.
  • Se poi succede che una cultura ed una politica laica si servono delle spinte integraliste ( presenti in ogni esperienza religiosa ) per un obbiettivo politico conservatore e per reagire al confronto con le nuove identità cui le società multietniche sono spontaneamente esposte, allora tutto si complica e degenera.
  • Anche l'attuale dibattito, in Italia, sulla laicità registra da una parte accuse di ingerenze, di sconfinamenti da parte dell'autorità ecclesiastica, di integralismo e dall'altra si denuncia un laicismo intollerante.
  • Ogni conflitto chiede , innanzi tutto, di eliminare confusioni e di chiarire il ruolo della Chiesa e il compito della politica.



IL RUOLO DELLA CHIESA

"La missione propria che Cristo ha affidato alla sua chiesa non è di ordine politico, economico e sociale: il fine, infatti, che ha prefisso è di ordine religioso" (Gaudium et Spes n.42).

La comunità politica e la chiesa.
"La chiesa, che in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.
La chiesa stessa si serve delle cose temporali nella misura che la propria missione richiede. Tuttavia essa non pone la sua presenza nei privilegi offertile dall'autorità civile. Anzi essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni" (Gaudium et Spes n.76).


Il ruolo dei laici

"Ai laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività temporali. Quando essa, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistarsi una vera perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a identiche finalità.
Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero. Per lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li orienterà, in certe circostanze, a una determinata soluzione.
Tuttavia altri fedeli, altrettanto sinceramente, come succede abbastanza spesso e legittimamente, potranno esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione. E se le soluzioni proposte da un lato o dall' altro, anche oltre le intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che a nessuno è lecito rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l' autorità della chiesa. Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso il dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune" (Gaudium et Spes n.43).


IL COMPITO DELLA POLITICA

Natura e fine della comunità politica.
"La comunità politica esiste proprio in funzione di quel bene comune, nel quale essa trova piena giustificazione e significato e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico, originario e proprio. Il bene comune si concreta nell' insieme di quelle condizioni della vita sociale, con le quali gli uomini, la famiglia e le associazioni possono ottenere il conseguimento più pieno e più spedito della propria perfezione.
Ma nella comunità politica si riuniscono insieme uomini e donne, numerosi e differenti, che legittimamente possono indirizzarsi verso direzioni diverse. Affinché la comunità politica non venga rovinata dal divergere di ciascuno verso la propria opinione, è necessaria un'autorità capace di dirigere le energie di tutti i cittadini verso il bene comune, non in forma meccanica o dispotica, ma prima di tutto come forza morale che si appoggia sulla libertà e sulla coscienza del dovere e del compito assunto.
E' dunque evidente che la comunità politica e l'autorità pubblica hanno il loro fondamento nella natura umana e perciò appartengono all'ordine prestabilito da Dio, anche se la determinazione dei regimi politici e la designazione dei governanti sono lasciate alla libera decisione dei cittadini " (Gaudium et Spes n.74).

Collaborazione di tutti nella vita pubblica.
"La chiesa stima degna di lode e di considerazione l'opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità.
Tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità politica; essi devono essere d'esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al bene comune " (Gaudium et Spes n.75).


La mediazione culturale

Riportiamo alcuni interventi del card. Martini:
  • "Il problema della traduzione politica dei valori cristiani. Noi viviamo in una situazione pluralistica e complessa, dove ciò che consideriamo come bene anche morale non sempre può essere immediatamente tradotto in legge, perché occorre fare i conti con il consenso di molti. Occorre uno sforzo di mediazione antropologico-etica, che è uno degli impegni più importanti ed urgenti per i cristiani presenti in politica e uno dei contributi più fecondi che le comunità cristiane possono dare oggi alla società civile".
  • "Occorre distinguere, innanzi tutto, tra principi etici ed azione politica. I principi etici sono assoluti ed immutabili. L' azione politica, che pure deve ispirarsi a principi etici, non consiste di per sé nella realizzazione immediata dei principi etici assoluti, ma nella realizzazione del bene comune concretamente possibile in una determinata situazione. Nel quadro di un ordinamento democratico, poi, il bene comune viene ricercato e promosso mediante i mezzi del consenso e della convergenza politica. Nel fare ciò non è mai possibile ammettere un male morale. Può però accadere che, in concreto, si debba o sia opportuno accettare un bene minore o tollerare un male rispetto al male maggiore".
  • "Formazione non è soltanto una questione di idee giuste, bensì di prassi corrente in tutti gli ambiti della vita . Solo con questa sinergia che tocca la vita quotidiana , si imparerà a trasformare i valori in cui si crede in prassi quotidiana e poi in prassi civile e politica. Bisogna che l'intero arco dell'esistenza e tutta la gamma delle esperienze umane siano comprese alla luce di una prassi e di una dottrina ispirata dal Vangelo, in vista dell'offerta all'umanità, di un ethos che si raccomandi per la sua umanità, benignità, ragionevolezza, vivibilità capacità di dare gioia, senso, conforto e speranza" (lezione alle Scuole di formazione all'impegno sociopolitico).