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"Né accanimento, né eutanasia"
A circa un anno e mezzo dal referendum sulla fecondazione assistita Scienza e Vita torna a organizzare una campagna su larga scala.
Il tema questa volta riguarda gli ultimi istanti della vita, riguarda cioè la questione attuale e scottante dell' eutanasia e dell' accanimento terapeutico.
E' noto, infatti, come a partire dalla richiesta di eutanasia di Piergiorgio Welby, alcune forze politiche e sociali, primi fra tutti i radicali, vorrebbero ottenere il riconoscimento del diritto alla "dolce morte".
Per contrastare questa pericolosa deriva, le oltre cinquanta associazioni che compongono il tessuto associativo di Scienza e Vita a livello locale organizzano da martedì 28 novembre al 5 dicembre una settimana di sensibilizzazione e di riflessione dal titolo " Né accanimento, né eutanasia". Si tratta di una campagna che non è ideologica né faziosa, ma vuole offrire la possibilità di approfondire temi così complessi che, sebbene riguardano tutti noi, non sono adeguatamente affrontati dai media. Molta è la confusione, voluta o meno. Due parole per spiegare i due termini oggetto della campagna.
Accanimento terapeutico. Non è facile definire di cosa si tratta, tanto è vero che non si riesce neanche a quantificare esattamente l' entità del problema ( quanti malati subiscono terapie accanite e in che percentuale? ). Mi sembra comunque utile utilizzare tre criteri pratici che la moderna bioetica riconosce come affidabili.
Possiamo quindi ragionevolmente parlare di accanimento terapeutico quando vengono praticate terapie che risultano essere sproporzionate rispetto al risultato attendibile per quella condizione clinica, quando le terapie attuali sono futili, cioè incapaci di ottenere risultati e quando sono gravose per il malato (quando per esempio arrecherebbero un aumento della sofferenza).
Cosa vuol dire il termine "eutanasia? " Etimologicamente il termine vorrebbe dire "buona morte", ma nell'eccezione moderna vuol dire ben altro, ovvero anticipare la morte del malato per porre fine alle sue sofferenze. Per eutanasia si deve dunque intendere " un'azione o un'omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo presunto di eliminare ogni dolore".
Sempre nell'accezione comune si sente spesso parlare di eutanasia attiva ed eutanasia passiva e spesso viene proposta, sui mass media in particolare, questa equazione: eutanasia passiva uguale a non accanimento terapeutico. Quindi ci sarebbe un'eutanasia buona che andrebbe legalizzata e resa possibile a tutti.
Invece non praticare l'accanimento terapeutico non è eutanasia passiva ma è buona medicina, una medicina che non ha perso il senso del limite insito in ciascun uomo, una medicina che non ha perso il suo volto umano.
Appare quindi vitale che occorre informare correttamente su questi temi e così permettere a ciascuno la riflessione necessaria e le considerazioni conseguenti.
NUNZIA D'ABBIERO
Presidente Scienza & Vita
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