|
|
Il Natale
dei dolori
"Triste, malinconico, amaro Natale, anche quest'anno sei giunto a noi...": questo verso di una poesia di un poeta francese sembra a prima vista solo una stravaganza. Il Natale è infatti per eccellenza la festa della gioia. Sono da giorni accese le luci nei nostri paesi: le notti sono squarciate dai festoni delle stelline luminose e dagli alberi illuminati, si pensa ai regali e a cene sontuose, la civiltà dei consumi ci bombarda con mille segnali pubblicitari.
Il Natale è come una tregua annuale in cui trionfano i buoni sentimenti, gli auguri di felicità, si moltiplicano le tenerezze sui bambini.
|
Tuttavia se se leggiamo attentamente le pagine dei vangeli di Matteo e di Luca scopriremmo che la luce, la gioia e la pace della nascita di Cristo sono striate da tanti segni oscuri di dolore, di amarezza, di paura. L'evangelista Luca nel suo racconto ci ricorda il censimento ordinato da Augusto: le persone semplici, i sudditi sono considerate dai potenti come pedine da spostare qua e là sullo scacchiere del mondo senza nessun rispetto, anzi per depredarli e per soggiogarli. Maria e Giuseppe dalla Galilea devono scendere fino alla Giudea a Betlemme per farsi registrare secondo la prassi del censimento nel luogo d'origine tribale. |
 |
Significative le prime presenze attorno al Cristo, quelle dei pastori. Si tratta ancora una volta dei poveri senza fissa dimora, di persone considerate impure dal giudaismo ufficiale di allora perché vivevano a contatto con gli animali. Ma è proprio a loro che si rivela il Signore dei poveri ed è sulla loro miseria e sulla loro emarginazione che fiorisce la speranza del Natale.
Pensiamo poi al parto di Maria in una stalla. Anche se per noi il presepio è diventato ormai un segno di poesia e di tenerezza, in realtà le parole dell'evangelista Luca sono ben più severe:
"Maria diede alla luce suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c'era posto per loro nell'albergo."
Per tutta la sua vita Gesù resterà senza una casa propria. Subito la sofferenza si allarga attorno a quel bambino come una grande macchia oscura: il mondo "non riconosce" il Cristo e la sua gente, i suoi non l'accolgono. E' il dramma dell'ostilità che scandirà il futuro di questo bambino e che raggiungerà il suo vertice sul colle del Golgota.
Attorno al Natale allora come oggi si stringe la morsa del sangue, della violenza e dell'oppressione.
Pensiamo alla strage degli innocenti: decine di piccoli bambini di Betlemme uccisi. In queste vittime innocenti sono rappresentati tutti gli innocenti sterminati i cui nomi non sono registrati negli archivi delle polizie segrete e neppure in quelli di Amnesty International ma solo nel libro della vita di Dio.
Maria e Giuseppe poi con il loro bambino devono scappare in Egitto: Gesù è simile a uno dei molti profughi e rifugiati politici di tante regioni della terra e di tante epoche della storia. Cristo condivide fin dalla nascita le sofferenze degli esuli e degli ultimi della terra.
Il Natale dei dolori ci aiuta a vivere i nostri giorni natalizi in modo meno superficiale, uscendo un po' dal caldo delle nostre case in festa per cercare il piccolo Gesù ancor oggi disperso nel freddo delle strade o nascosto nel cuore dei vecchi soli, degli uomini umiliati dalla povertà, rinchiusi nei campi profughi, schiacciati dalla malattia o dalla violenza.
C'è un natale dei dolori che forse ha una presenza più viva di Cristo di quanto l'abbia il Natale della festa e dell'allegria.
Buon Natale.
|