Parrocchia di Sustinente
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PUNTELLI
- pasqua 2004
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La
Morte e il Lutto Nel 1997 il comitato etico operante presso la Fondazione Floriani metteva a punto la Carta dei diritti dei morenti qui riportata che rispecchia lo spirito con cui si è tentato di dare una risposta alla sofferenza di queste persone. L’esperienza di questi anni tuttavia ha evidenziato che di fronte al grande evento della morte, il riferimento ai principi religiosi non è un dettaglio marginale e che si impone un confronto fra le diverse concezioni religiose e fra credenti e laici. Tre
icone Notevole
è la differenza che corre
tra la concezione della morte come passaggio a vita nuova, tipica dei
credenti, e la concezione di chi vede la morte come conclusione definitiva
della propria esistenza. Per parlare della morte possiamo servirci di tre
icone: la risurrezione di Lazzaro, miracolo
per eccellenza che prelude alla Risurrezione di Cristo. La sua morte, su
cui pure Gesù si commuove sino a piangere, ha un valore salvifico che va
oltre la persona di Lazzaro: servirà “a manifestare la gloriosa potenza
di Dio e quella di suo Figlio”. Gesù la trasforma infatti in un nuovo
approccio alla vita non solo per l’interessato, ma per tutti i testimoni
della sua risurrezione. Se pensiamo alla morte come “resa dei
conti” di certa letteratura terrorizzante, come sfida persa, vergogna da
nascondere, scacco finale e irrimediabile, o nella migliore delle ipotesi,
salto nel buio avvertiamo che
dal Vangelo ci giunge un’idea diametralmente opposta e rasserenante.
Cristo, attraverso la sua vita, riconsegna la vita dell’uomo al cosmo
nella sua manifestazione finale. Non per niente i primi Crocifissi
avevano il Cristo con gli occhi aperti, vivo e trionfante. Senza eliminare
la Croce, né rinnegare la sofferenza. A volte nella Chiesa si è
sviluppata una predicazione
di atteggiamenti di fronte alla morte esageratamente stoici, tanto da non
essere proponibili. Quello che rende più comprensibile, più
accettabile la morte è l’amore che riesce a circondarla: la morte può
essere vissuta come esperienza d’amore dato e ricevuto. Il culto
per i defunti nasce in ogni civiltà dal bisogno di rapportarsi con quelli
che ci sono cari e ci hanno lasciato. La seconda icona è quella del chicco
di grano che deve morire per portare frutto. La pratica dell’inumazione
rende conto di questa icona in cui la morte è generatrice di vita. Ai
credenti infatti la vita non è tolta, ma trasformata. La terza icona
è costituita da Madre
Teresa di Calcutta la
quale prendendosi cura dei moribondi rimanda loro col suo stesso gesto, il
senso della preziosità della loro vita e della loro morte. La vita della
Chiesa è costellata di testimonianze di questo genere. Tutti i martiri ci
tramandano questa visione della morte come passaggio ad una nuova vita che
può essere accettato per non rinnegare i sommi valori, perché la vita
non è il valore più prezioso e la morte non è una parola definitiva, ma
una dimostrazione suprema di amore e di fede. Clara
Virgili
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