Parrocchia di Sustinente

 

PUNTELLI - Natale 2004

 

Né vittime né crociati

Etica sessuale e matrimoniale, unioni gay, aborto, eutanasia, bioetica, il caso Buttiglione… Da qualche tempo una discussione confusa e frastornante dilaga sui mass media ad opera di opinionisti di varia estrazione. Con il risultato non brillante di accreditare come reale una situazione penalizzante i cristiani, che in Italia non esiste e che in Europa, là dove sono attivi gruppi anticristiani anche aggressivi e intolleranti, non va semplicemente confusa con la posizione delle istituzioni comunitarie. Tra il vittimismo e lo spirito di crociata che tali discorsi alimentano c'è anche una via mediana di onesto equilibrio che sa contemperare le diverse esigenze di una società pluralistica.

Ha detto nei giorni scorsi il presidente della Conferenza episcopale francese, mons. Ricard, riferendosi ad una situazione che per i cristiani è certamente più difficile di quella italiana: la Chiesa francese "non vuole negoziare un posto nella società, non vuole trasformarsi in fortezza assediata anche di fronte a ostilità, derisione, aggressività… Non resterà muta né si lascerà paralizzare, ma chiederà la possibilità del riferimento pubblico alla fede e della manifestazione della religione nella polis".

Alla linea guida di questa affermazione si attiene Enzo Bianchi che in mezzo a tanto clamore richiama pacatamente qual è la situazione reale in cui oggi vivono i cristiani, quali sono i loro diritti e i loro compiti (cfr. La Stampa, 13 novembre, pag. 24).
Per le ragioni dette sopra, non è proprio il caso di parlare di "inquisizione laica", di discriminazione ai danni della Chiesa cattolica, di ostracismo e di persecuzione. Di vero c'è che i cristiani come gli appartenenti ad altre religioni e come i laici, oggi devono pronunciarsi su tematiche inedite e sono più esposti che in passato al confronto e alla critica. "In particolare i cristiani - osserva Bianchi - devono imparare ad esprimersi in termini che non siano né dogmatici né soltanto sostenuti dalla loro fede, devono usare un linguaggio antropologico tale da essere comprensibile anche dagli altri e capace di mostrare le "ragioni umane" che sostengono le loro posizioni e le loro scelte".

Si tratta insomma di trovare "modalità di dialogo capaci di mostrare che il cristianesimo è sempre al servizio della umanizzazione di ogni persona e della collettività, al servizio della costruzione di un mondo più abitabile, segnato da giustizia, pace, rispetto del creato e della dignità umana".
Realismo democratico in una società pluralista significa altresì aver presente che "le leggi si costruiscono con gli altri e che, sovente, il legislatore può solo stabilire il male minore. Se i principi e le scelte religiose diventassero legge imposta agli altri, avremmo un totalitarismo religioso non dissimile, almeno nelle dinamiche di fondo, dai tanto esecrati atteggiamenti teocratici ed integralisti di altri ambiti religiosi".

Possiamo e dobbiamo recriminare il mancato riferimento nella Carta costituzionale dell'Unione europea alle radici cristiane, ma sarebbe miope ed autolesionista fermarsi lì. Semmai c'è da prendere atto che il ruolo della Chiesa è esplicitamente e giuridicamente riconosciuto dalla stessa Carta costituzionale, e resta da interrogarsi sul modo come le Chiese cristiane intendano interpretarlo, quel ruolo, negli anni a venire. Enzo Bianchi conclude con una riflessione onesta e severa sulla quale non si riflette abbastanza: "Quando alcuni cristiani vedono nella società odierna solo frammentazione di valori, nichilismo e cultura di morte, allora contribuiscono non al confronto ma allo scontro e acuiscono le lacerazioni interne alla stessa comunità cristiana. Si è tanto parlato di scontro di civiltà e culture ad extra, stiamo attenti a non fomentarlo all'interno delle nostre società: sarebbe anche questo un segno della barbarie sempre più invadente".
È una valutazione che condividiamo, senza riserve.

Benito Regis