Articoli Sustinentesi

 

Sora morte
di bianco vestita
                                                         di Elena Sinigardi 

 

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Morte

ti ho sentita sotto diverse forme, ti ho dipinta con vari colori.

Sei stata terrore e disgusto, indifferenza e speranza, ma anche, e persino, amore…

Delle volte eri solo una fiaba spaventosa da dimenticare, raccontata, tra le altre, ad una bambina nutrita d’affetti e premure, che confida nell’ovvio lieto fine.

Altre volte eri, in sogno, l’uomo nero, il misantropo in agguato che osserva dal buio profondo di una tela immobile la pascoliana fanciulla che arride alla vita e rincorre sogni d’amore infinito, insieme a quell’aquilone teso nel cielo assolato, i cui colori annientano le prime ansie di solitudine e buio.

Più avanti ancora fosti solo l’impressione fugace di un’ombra che si allunga sulla donna nel pieno possesso della sua carnalità. Pur iniziando a scontare sofferenti dipartite, quella donna soggiace al tam tam allucinato del ritmo della sua vita, schiava dell’impressione liberatoria che la sua danza personale non debba avere una fine mai: una sorta di perverso inganno della natura che ci acceca e ci pone al riparo della paura del limite, nell’interesse primario che ci occupiamo di adempiere bene alle nostre funzioni primarie (quali riprodurci ed allevare figli). 

Morte, anche se per brevi tratti, fosti pure il perno rotatorio attraverso il quale scivolare verso la via di fuga, quando dolori e fallimenti segnarono il tuo percorso e la tempesta bussò così forte alle tue imposte facendoti tremare di paura all’idea di non potercela fare più. 

Infine morte divenisti la rivelazione, il compimento di un ciclo, come di chi approdi finalmente ad una riva di quiete, dopo tanto frastornante peregrinare. La reale comprensione della verità non passa attraverso i sogni di vana gloria, di benessere, di bellezza effimera. La verità si nutre dell’intuizione che prende spunto dalla presa di coscienza di un sé, di un’anima, scissi dall’ego e dal corpo. Sono davvero brevi (e facilmente corruttibili) gli attimi di intuizione: passano come folgori ed alimentano la parte spirituale, rendendo grottesche ed assurde tutte le misere speranze fallimentari umane. Ad uno ad uno, come attori dalle molteplici sfumature, si scende da quella stessa giostra fagocitante che dapprima ci lusingò e poi ci intrappolò in veste di avidi consumatori.

Di pari passo con il calo della vista fisico, progredisce con la maturità (se solo si è disposti a lasciarsi toccare) la capacità di vedere oltre al velo. E’ così evidente persino alla ragione che qualcosa di grandioso ci sovrasta e che il male, il dolore, altro non sono che il frutto della nostra caducità, che diviene persino naturale abbandonarci alla fiducia.

Tanto cicaleccio inutile, tanta vanità, tanta corruzione ed inutile “giustizia umana” rendono necessario l’ingresso di sora morte di bianco vestita. Come un manto di candida luminosa pace la immagino avvolgerci in un silenzio permeato d’amore per dischiuderci a nuove verità; alla stregua di una coltre di soffice neve che viene ad addormentare una terra sfinita, prima di regalarle nuove primavere…

 sole che squarcia


articolo tratto da "Etica, Salute & Famiglia - La Cittadella" 
n. 4 di venerdi 12 giugno 2015