Articoli Sustinentesi

 

Relazione del gen. Armando Rati
degli eventi dal 1943 al 1945 

 

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Segue la relazione sugli eventi degli anni dal 1943 al 1945 tenuta dal gen. Armando Rati a Sustinente in occasione della presentazione del libro "Le montagne di Oltre il Colle Teatro della Resistenza" della sig.ra Serena Pesenti Gritti, avvenuta il 2 luglio 2011 all'agriturismo Ca' Guerriera.
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Ringrazio il marchese Guerrieri Gonzaga dell’invito fattomi.

Io parlerò, molto sommariamente, dato il tempo concessomi, di eventi che hanno caratterizzato gli anni dal 1943 al 1945.

Quindi di quel periodo storico, della seconda guerra mondiale, in cui emerse la figura del C.te partigiano Guerrieri Gonzaga, di cui, dopo di me, ci parlerà il figlio e la signora Serena Pesenti Gritti, autrice del volume “Le montagne di Oltre il Colle Teatro della Resistenza”.

Inizierò dal luglio 1943, terzo anno di guerra, dal momento in cui il nostro paese:
- privo ormai dei suoi figli migliori caduti sul fronte della Russia 
- sottoposto a pesanti bombardamenti da parte della aviazione alleata,
- attanagliato da una grave crisi alimentare,
- con la guerra ormai giunta sul nostro suolo per lo sbarco alleato sulle coste siciliane (10 luglio 1943)

era venuto trovarsi nelle condizioni di non essere più in grado di continuare la guerra.
Aveva un solo, unico desiderio , quello di
-uscire dal conflitto
-ritornare alla vita.
La prima occasione per poter giungere a questo tanto auspicato obiettivo l’ebbe proprio il nostro capo di governo, colui che aveva trascinato il Paese nel conflitto, ossia Benito Mussolini.

L’ebbe nel convegno di Feltre 19.7.43 nel corso del quale, come concordato con Ambrosio C.S.M. avrebbe dovuto dire a Hitler:
* l’Italia non era più in condizioni di continuare la guerra; pertanto :
* si sarebbe liberata dagli impegni presi
* desiderava finire la guerra

Ma Mussolini, scocciato dalla notizia portatagli dal suo segretario che Roma era sotto un violento bombardamento aereo, non ebbe il coraggio di affrontare Hitler. Non trovò la forza ed il coraggio di parlargli.
Mussolini non disse una parola, non aprì bocca. Lui ed i suoi collaboratori ritornarono a Roma avviliti e depressi.

Fu subito dopo il convegno di Feltre che prese corpo quel colpo di stato Militare del 25 luglio che porterà:
- alla liquidazione di Mussolini
- sua sostituzione col Maresciallo Badoglio.

Toccò quindi a Badoglio (senza però darne notizia all’alleato tedesco), a dar vita alle trattative armistiziali con gli angloamericani che portarono alle drammatiche giornate dell’8 settembre.

Le nostre Forze Armate prive, al momento della fuga del re e del suo governo da Roma, di alcun piano operativo coordinato per far fronte alla prevedibile reazione tedesca, vennero a trovarsi alla mercè delle Forze Tedesche.

Dei circa 2 milioni di nostri soldati
- 750.000 vennero catturati ed internati nei lager nazisti di Germania e Polonia
- molti riuscirono a far ritorno alle rispettive case:
- altri, spinti da nuovi sentimenti, cercarono scampo sulle montagne con la volontà di riscattare l’Italia dalla vergogna.

E furono questi ultimi
- posti agli ordini di C.ti liberamente scelti, dalla dura autorità e dalla capacità di imporre un’assoluta disciplina;
- a passare alla resistenza contro l’occupante tedesco e gli uomini della nata R.S.I.

Raggruppati in bande dai nomi più diversi quali ad esempio Garibaldi o Matteotti oppure Bonino dal nome del C.te formatasi a ZAMBLA ALTA nell’ottobre 1943, quindi subito dopo l’8 settembre di cui ci parla, nel suo libro, la Sig. Pesenti Gritti Palazzi;

all’inizio della loro formazione limitarono la loro attività:
- al disarmo di soldati Tedeschi o fascisti per procacciarsi armi
- all’interruzione delle linee ferroviarie.

Fu dopo l’inverno del ’43 ossia nella primavera del 1944 che si ebbe l’allargamento della presenza partigiana sulle montagne. Nacquero altre formazioni. Tra queste quella delle “Fiamme Verdi” di tendenza cattolica come la “1° Maggio” operante dalla Val Seriana alla Val Brembana e di cui uno dei c.ti fu proprio il Guerrieri Gonzaga

Ma fu dopo l’entrata degli alleati in roma 6 giugno 1944, la loro avanzata in Toscana
eventi che:
- avevano suscitato tra i partigiani le più ottimistiche speranze
- facevano ritenere ormai prossima la fine della guerra,
che l’attività partigiana crebbe, si fece più aggressiva

Aumentarono gli attacchi a posti di guardia e caserme, cui i Tedeschi e fascisti reagirono con violente rappresaglie le cui vittime furono spesso donne,vecchi, bambini.

Ma nell’agosto 1944 l’avanzata alleata cozzava contro la Linea Gotica
- la linea difensiva Tedesca
- che per 320 Km si snodava da Pisa a Rimini attraverso APPENNINI.

Più volte gli alleati tentarono di sfondare per scendere in pianura. Ma inutilmente

Qualche successo ottennero in Romagna riuscendo ad espugnare Rimini (21 settembre) quindi Forlì e Ravenna giungendo al fiume SENIO.

Un mese dopo (nov.1944) Alexander ordinava
- alle sue Truppe di porsi sulla difensiva a causa delle perdite subite, mancanza di artiglieria, e per affrontare il rigido inverno ormai alle porte, benché fossero a soli 25 Km da Bologna.

-nel contempo ordinava alle forze partigiane di cessare ogni operazione su vasta scala. Un ordine che suscitò polemiche e maliziose interpretazioni.

I partigiani delle varie formazioni
- lasciati soli;
- privati degli aviolanci
dovettero rifugiarsi fra i ghiacciai delle alte cime,
- vagare di baita in baita
ove trascorrere l’ultimo rigido inverno di guerra in un clima di
- solitudine e malinconia.
Fu il periodo più difficile della Storia Partigiana.

Solamente in marzo gli alleati si fecero vivi:
- inviando sulle zone della resistenza le loro missioni militari per un coordinamento delle missioni da compiere
- aviolanciando viveri, armi e munizioni per la ripresa della lotta.

Alleati e partigiani passarono ad una vera e propria cobelligeranza.

Il 1 APRILE 1945 gli alleati sferrarono la loro travolgente, vittoriosa offensiva.

600.000 uomini con 3.000 carri armati, appoggiati da 2.000 aerei incominciarono ad aprirsi la strada attraverso le difese nemiche per uscire dagli Appennini e riversarsi nella Val Padana. Impiegarono pochi giorni, quindi puntarono al Po incalzando i Tedeschi ormai in piena rotta, abbandonando armi, munizioni e mezzi
Come gli alleati sfondarono la linea gotica, si avvicinarono al fiume Po a S. Benedetto Po (MN); ALEXANDER ordinava alle formazioni partigiane di-scendere dalle montagne, e dalle valli entrare nelle città, cacciare Tedeschi e fascisti ed occuparle come Torino, Genova e Milano cuore e motore di ogni politica decisiva della Val Padana, città ch’egli alleati troveranno già liberate dalla presenza Tedesca e fascista anche perché raggiunte da una moltitudine di partigiani usciti all’ultima ora.

L’Italia:
- devastata, sconvolta
- dopo essere stata teatro di guerra da parte di eserciti che l’avevano percorsa da Sud a Nord come ai tempi delle antiche invasioni, poteva finalmente ritenersi libera.

In breve tempo, mossa come sempre dalla laboriosità della sua gente, rinacque, si ricostituì, ritornò a vivere.

gen. Armando Rati